SAN VALENTINO Vescovo e Martire

 

 

STORIA DI SAN VALENTINO

 

SAN VALENTINO, Vescovo e Martire, Patrono di Terni e Santo dell’Amore, venerato come Santo dalla Chiesa Cattolica, da quella Ortodossa e successivamente dalla chiesa Anglicana, nasce a Terni (allora INTERAMNA NAHAR) nel 175 d.c., sotto l’Impero di Marco Aurelio e fu consacrato, tra i primi Vescovi della Città e delle comunità cristiane della valle del Nera, da San Feliciano, Vescovo di Foligno, nel 197 sotto il Papato di S. Vittore I.

 

La sua vita fu contraddistinta da un particolare zelo pastorale, da una grande umiltà e carità, da un particolare indefesso apostolato e da molti strepitosi miracoli.

 

Pio e desideroso di patire per Cristo, mortificò il suo corpo con digiuni e cilici, glorificandosi soltanto della croce di Cristo.

 

Era sempre intento alle orazioni e contemplazioni delle cose celesti, dedicando ad esse gran parte della notte; di giorno si impegnava nelle prediche e negli uffici episcopali.

 

Spesso fu ritrovato genuflesso, visitato dalla grazia divina, si occupava della conversione delle anime confortando nella fede i pusillanimi.

 

Da sempre molto vicino ai giovani, Valentino aveva la gentile abitudine di regalare, alle fanciulle ed ai giovani che gli facevano vista , una rosa del suo giardino.

 

Nel 270 d.c. venne chiamato a Roma, e qui in particolare si dimostrò prodigioso nella conversione di Cratone Ateniese e Latino Oratore, e di tutta la sua famiglia insieme ai greci studiosi di lettere latine: Procolo, Efebo, Apollonio, di Cherèmone figlio del medesimo, quale era di morbo rattrappito, al quale grazie all’intercessione del Santo Vescovo gli fu restituita la salute. In seguito a questo stupendo miracolo, molti Idolatri si convertirono alla Fede Cristiana la quale era professata pubblicamente con fervore di spirito. Tra coloro convertitisi ci fu Abondio, figlio di Furio Placido prefetto di Roma.

 

Il Santo Vescovo fu accusato, dal Senato Romano, di essere un seduttore del popolo e un disturbatore della Pace della città di Roma. Dallo stesso Senato fu prima ammonito perché si convertisse al culto degli Dei e poi fu fatto picchiare con verghe di ferro. Durante quei tormenti, il Vescovo Valentino rendeva infinite grazie a Dio, perché era stato fatto degno di patire per il suo Amore!

 

La costanza del medesimo e la conversione di Abondio provocarono di nuovo l’ira del Senato Romano, il quale , per affliggerlo maggiormente, lo consegnò nelle mani del prefetto Placido, che, pieno di rabbia per la conversione al cristianesimo del figlio, fece rinchiudere il Santo Vescovo in un’angusta prigione, con l’intento di farlo patire aspramente, credendo così di poter convincere il Santo a sacrificare se stesso agli Idoli, rinnegando il Cristo e mutare così gli animi delle persone da lui battezzate.

 

Il Santo, invece, gioiva durante quei travagli, perseverando nella confessione di Cristo!

Il prefetto Placido, vedendo vanificare il suo progetto, ordinò che Valentino, il seduttore del popolo romano, fosse decapitato. Fu decapitato il 14 febbraio 273.