presentazione del libro

Un altro tratto originale del volume è il tentativo di ricongiunzione tra spiritualità teresiana ed “Economia civile”, il cui divorzio è stato dovuto da un lato ad una concezione della spiritualità che contrappone carne e spirito, dall’altro ad una concezione dell’economia (quella “neoclassica”) come un meccanismo che opera “in vacuo”, ovvero avulso dalla società e dalla cultura e che procede con proprie leggi di funzionamento indipendenti dalle istituzioni. In realtà profonde sono le connessioni esistenti tra economia e comunità secondo il paradigma dell’“Economia civile”, che ravvisa nelle relazioni di fiducia tra persone vigenti nella comunità il sostrato per la nascita ed il funzionamento, senza intoppi, dei mercati. Controllare i libri contabili di una comunità monastica, operazione che Teresa raccomandava caldamente nell’opera “Modo di visitare i monasteri”, deve andare ben oltre la lettura delle cifre dal punto di vista del pareggio di bilancio, deve essere piuttosto un modo di conoscere la sua maniera di vivere (la sua trasparenza, il suo spirito di condivisione, la sua carità, la sua sobrietà) che si riverbera sulla sua coesione sociale (interna ed esterna) e sulla sua vitalità (anche economica). Passando dalla dimensione micro a quella macro Padre Saverio Cannistrà ha fatto osservare che i mercati sono incastonati nelle comunità e la loro umanizzazione dipende non solo dalle “norme legali”, ma anche dalle “norme sociali” e dalle “norme morali” come il Prof.Stefano Zamagni fa limpidamente capire nella sua Lectio Magistralis contenuta nel volume. Ecco perché l’ “etica delle virtù” e, più in particolare delle virtù teresiane, può essere preziosa per riformare l’economia. Ma la riconnessione tra spiritualità ed economia emerge dal volume anche per altra via, ovvero riconoscendo allo Spirito, che è creatore, che è amore, una capacità generativa e ri-generativa perfino in campo economico, oltrechè in campo spirituale. La lezione di Teresa è da recuperare anche sotto questo aspetto. Il riformismo di Teresa non va infatti inteso come un nostalgico “ritorno al rigore primitivo” (spirituale e materiale), ma piuttosto come una “rimotivazione” più profonda alla vita contemplativa, che non è comunque avulsa dalla vita attiva (anche economica). Un ultimo tassello della riunificazione tra spiritualità teresiana ed Economia civile teorizzato nel volume consiste, secondo Padre Saverio Cannistrà, nell’evidenziare il contributo che le virtù teresiane (distacco, umiltà, amore fraterno) possono dare alla demitizzazione dell’avidità (anche se Teresa aveva combattuto più l’idolo dell’onore, così centrale nella sua epoca, che non l’idolo del denaro che è invece il totem del capitalismo finanziario-patrimoniale attuale).

 

La Prof.ssa Adriana Valerio nella sua presentazione ha evidenziato come nel volume siano presenti elementi di originalità nonostante la riflessione su Santa Teresa di Gesù sia ormai sterminata. Tra questi elementi emerge l’innovativa lettura di Teresa come “economista civile”. A questo proposito la Prof.ssa Valerio ha ricordato altre figure femminili riformatrici della Chiesa che hanno saputo coniugare, come Teresa, azione e contemplazione. Sono state richiamate le figure di Maria Longo (1463-1539), nobildonna spagnola, fondatrice a Napoli dell’Ospedale degli Incurabili, di una farmacia, di un istituto di cura per le malattie mentali e di un’istituto di credito, nonché del nuovo Ordine delle Clarisse Cappuccine e quella di S.Brigida di Svezia (1303-1373), mistica, fondatrice di un nuovo Ordine monastico, attiva partecipe delle dinamiche spirituali, civili, sociali e politiche del suo paese, di altre nazioni europee, del Papato e della città di Roma. S.Brigida fa anche tradurre la Bibbia in svedese, dato che alle donne della sua epoca era precluso l’accesso ed il commento alle Sacre Scritture. Questo limite si riproporrà due secoli dopo, acuito dalla Riforma protestante, anche per Santa Teresa di Gesù che, a fronte del divieto di lettura dei testi sacri e della proibizione di una loro interpretazione imposti alle donne dall’Inquisizione, si avvarrà, in aggiunta al ricorso a copie clandestine dei libri sacri, del suo “libro vivente” Gesù. Teresa scriverà anche un commento al Padre Nostro ed un commento al Cantico dei Cantici. L’accesso “razionale” a Dio mediato dalla lettura dei testi sacri negato a tutte le donne (consacrate e non) del tempo verrà rimpiazzato, da parte di Teresa, dalla sua “esperienza” diretta di Dio, che sarà una vera esperienza di amore.

Un altro aspetto del volume che la Prof.ssa Valerio ha valorizzato è il binomio fragilità/umiltà che traspare in molti saggi del libro dedicati a Santa Teresa di Gesù. Teresa, pur essendo donna e fragile sotto vari punti di vista, ha concepito il suo limite non come vincolo svalorizzante, ma come occasione per fare spazio ad un Dio misericordioso ed accogliente.

La Prof.ssa Valerio ha anche sottolineato il nuovo modo di concepire la preghiera da parte di Teresa che è stato trattato da diversi contributi presenti nel volume e la rivalutazione da parte di Teresa, richiamata in tanti saggi del libro, della figura evangelica di Marta di Betania, come metafora del servizio, del diaconato, dell’azione che non deve essere scissa dalla contemplazione, simbolicamente rappresentata da Maria, la sorella di Marta, l’altra discepola di Gesù. Marta che è stata assunta a guida simbolica del movimento delle Beghine.

La Prof.ssa Valerio ha infine ricordato la speciale devozione di Santa Teresa di Gesù a San Giuseppe come esempio di tenerezza e come attenzione di Teresa alla Sacra Famiglia, che è simbolicamente luogo di dono, luogo di accoglienza, luogo di rispetto delle diversità nella comunione.